Segni dei tempi. Dialoghi tra testamenti segreti e arte contemporanea

Archivio di Stato di Vibo Valentia

2022 - Mostra

SEGNI DEI TEMPI  Dialoghi tra testamenti segreti e arte contemporanea

L’Archivio di Stato di Vibo Valentia conserva un fondo archivistico di atti notarili (1547-1895) che comprende al suo interno una piccola serie denominata “Testamenti segreti” (1614-1893).

Il testamento segreto o mistico si configura come una fattispecie documentaria caratterizzata dalla segretezza del suo contenuto e dal rigoroso rispetto di complesse formalità. Un primo passaggio prevedeva che il testatore redigesse le ultime volontà di suo pugno o per mano di altri, in genere un notaio. Il testamento doveva quindi essere chiuso in un involto e suggellato con dei sigilli oppure, in assenza di questi ultimi, ‘cucito’ con del filo. Così confezionato l’atto veniva presentato a un notaio, il quale si occupava di riportarne la corretta recezione nel proprio archivio, registrandola su un verbale o sul plico testamentario stesso. Perché fossero eseguiti, i testamenti segreti dovevano essere pubblicati, ossia aperti e letti pubblicamente: ciò avveniva in genere dietro istanza degli interessati o degli aventi causa.

Di tali atti di ultima volontà, per secoli custoditi dapprima nell’Archivio distrettuale notarile e ora nell’Archivio di Stato di Vibo Valentia, non ne è stata mai avocata l’apertura e, ad oggi, costituiscono una serie inesplorata del Fondo Notarile.

Questa serie ha una consistenza di n.33 buste, dotate di una numerazione di corda unica e progressiva. Le buste, organizzate nominativamente per notaio, contengono al loro interno i testamenti segreti ordinati cronologicamente.

Oggi, sottratti all'oblio, diventano protagonisti della mostra Segni dei tempi. Dialoghi tra testamenti segreti e arte contemporanea.

L'allestimento intende evocare suggestioni e riflessioni in merito al segno grafico, nelle sue diverse declinazioni artistiche, quale impronta dei tempi e traccia visibile del tentativo umano di divenire ‘memoria’. La scelta curatoriale della mostra, ovvero porre in dialogo l'arte contemporanea con i documenti archivistici, trova fondamento nelle pratiche artistiche e nelle poetiche di ricerca sviluppate dalle artiste e degli artisti individuati, i cui lavori richiamano a una nuova significazione del segno e a una percezione atemporale della storia, con l'intento di riscriverla e plasmarla attraverso il gesto artistico.

Le opere e le carte affermano il proprio ruolo di comprimarie offrendosi, lungo il percorso espositivo, a inusitate comparazioni in qualità di frammenti mnemonici del lògos.

Qui la dimensione ontologica diviene manifestazione del più profondo essere e, dunque, rilevazione delle più intime realtà. Segni dei tempi, simboli di percorsi - di partenze e di ritorni - nel luogo primordiale, alla ricerca di quello spazio idealtipico che ricomprende l’identità e la memoria.